Luoghi

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Caserma “Osoppo”

La Caserma Osoppo, situata in via Brigata Re a Udine, venne costruita dopo la fine della Grande Guerra. I lavori vennero ultimati dal Genio militare nel novembre del 1925, tuttavia l’area era già stata acquisita nel 1911. L'intero complesso fu originariamente dedicato al Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Durante la Prima Guerra Mondiale l’area di sedime e tutti gli spazi limitrofi per una superficie di 116mila mq. furono utilizzati come ospedale da campo: molte tende infatti trovarono posto entro il perimetro della struttura garantendo la presenza di oltre 400 posti-letti e rendendo lo stabile il più grande luogo di ricovero all'aperto di Udine. La caserma divenne quindi sede operativa di cavalleria per il XIII reggimento Cavalleggeri Monferrato che si distinse durante la Grande Guerra con gli squadroni a cavallo, in particolare nel combattimento del 10 ottobre 1916, contro la quota 77 di Monfalcone. Caratteristiche architettoniche La Caserma Vittorio Emanuele III è costituita da diversi e pregevoli fabbricati, in particolare la palazzina d’ingresso dallo stile liberty, caratterizzata da una decorazione esterna in bugnato e da una cornice marcapiano. La facciata, la stessa che vediamo ancora oggi, oltre al passaggio d'ingresso è contraddistinta da una sezione centrale e due sottili parti rientranti. A scandire l’ordine architettonico sono le ripartizioni della cornice marcapiano, la sequenza regolare di vedute e le ampie cornici delle finestre. In rilievo si elevano i festoni della fascia di coronamento: questi a sua volta sorreggono un parapetto centrale una volta dominato dalla scritta Caserma Vittorio Emanuele III. Fra gli elementi decorativi interni si distingue la scala con ornamenti in ferro battuto ed i pavimenti in marmo: visto il significativo decoro, l'edificio fu adibito a comando, mensa ufficiali...

ivnovembre

Scuola “IV novembre”

La scuola “IV novembre” situata in via Magrini offre certamente spunto per quei ragionamenti riguardanti le peculiari ridenominazioni di luoghi e edifici pubblici del Novecento: va qui richiamato il significato sociale della toponomastica in quanto specchio fedele della storia di un territorio, di un paese o di una città. I nomi dei luoghi, dei personaggi e degli eventi, modellando la storia e la vita della comunità, non possono non caricarsi di un significato storico oltre che memorialistico. Nel vecchio convento delle Suore Domenicane in via Magrini (la quale via al tempo non esisteva, la zona era costituita dall'ampia braida Torriani non edificata) fin dal 1822 trovavano spazio aule scolastiche note come Scuola di San Domenico. Tuttavia per motivi di sicurezza edilizia e di igiene nel 1906 fu costruito nel cortile principale della Scuola Elementare un fabbricato con sette aule e locali accessori, destinato a ospitare la Sezione Femminile. Nel 1926 l'Amministrazione pubblica del Comune di Udine decise di ampliare l'edificio, per sopperire alle necessità dell'aumentata popolazione studentesca: i lavori di sistemazione terminarono nel 1930. La scuola venne denominata “Benito Mussolini”. Il cambio di nome nell'attuale “IV novembre” dovrebbe essere avvenuto nel periodo fra il 1933 e il 1938, evidentemente per spronare l’unità nazionale e l’orgoglio patriottico....

loggiasangiovanni

Loggia di San Giovanni

Tempietto ai Caduti per la Patria   Nel Tempietto ai Caduti per la Patria, presso la Loggia di San Giovanni nell'attuale piazza Libertà, ci sono delle epigrafi dedicate alla Grande Guerra. Il Tempietto ai Caduti era originariamente destinato ad uso pubblico: la costruzione nel tempo ha infatti via via ospitato prima la Camera fiscale e le cancellerie, poi l’archivio, trasformandosi in seguito, come tutta la piazza, in area militare nel periodo di dominazione austriaca. Oltre alla struttura in oggetto, dove in origine era collocata la chiesa di San Giovanni, del complesso fanno parte la Torre dell’Orologio, la Loggia di San Giovanni e un edificio a pianta rettangolare che riaffaccia sulla piazza sul filo del lato ovest. Progettata da Raimondo D’Aronco nel 1921, la ristrutturazione di questo edificio terminò nel dicembre del 1926. Da allora il Tempietto non ha più subito interventi restaurativi e conservativi, eccezion fatta per la copertura, rimessa a nuovo nel 2004. L’idea di trasformazione della Chiesa di San Giovanni Battista in Tempietto dedicato ai Caduti risalirebbe già al Risorgimento ad opera di un comitato locale; poi i terribili avvicendamenti della Guerra stravolsero gli impegni e le volontà cittadine. All'interno sono ricordati i nomi di mille udinesi caduti in battaglia sia nel Risorgimento (qualche decina di nomi) sia nella Prima Guerra Mondiale. [gallery size="medium" ids="1056,1054,1055,664,661,651,552,548,546" orderby="rand"]...

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Tempio Ossario

Da Tempio Votivo a Tempio Ossario: quindici anni di lavori, venticinquemila salme Nel 1919 mons. Clemente Cossettini, dal 1913 Parroco di San Nicolò con ancora negli occhi le orrende stragi della guerra e conoscendo le fatiscenti condizioni della sua ormai vetusta chiesa dedicata a San Nicolò all’angolo tra le vie Viola e Zanon in borgo Poscolle, ebbe l’idea di costruirne una nuova che fosse parrocchia e, al tempo stesso, Tempio Votivo alla memoria dei Caduti per la Patria. Nella realizzazione di questa idea, Cossettini profuse per 20 anni ogni energia non arretrando di fronte a logoranti difficoltà, non soltanto economiche, che resero lungo e sofferto l’iter dei lavori per la costruzione del Tempio (1925-40). Fin dal 1919 mons. Cossettini affrontò il problema economico e promosse, con l’aiuto dei parrocchiani di San Nicolò, la formazione di un comitato “pro erigendo Tempio Votivo ai Caduti” che con varie iniziative (tra cui le pesche di beneficenza) iniziò la raccolta di fondi. Con il coinvolgimento della Curia diocesana, venne individuato il sito e acquisito il terreno per la costruzione che ebbe inizio il 12 luglio 1925 su progetto ispirato al barocco dell’architetto udinese Provino Valle. Due anni dopo i lavori erano in avanzata fase di costruzione quando un decreto-legge governativo stabiliva l’erezione di Ossari per accogliere le salme dei Caduti nella recente guerra, tumulate in più di 200 cimiteri sparsi nella regione. La volontà del Governo rese necessaria la trasformazione del progettato Tempio Votivo in Tempio Ossario e, allo scopo, il commissario per le onoranze ai Caduti affiancò nel 1930 all'architetto Valle l’architetto romano Alessandro Limongelli. Il nuovo...

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Piazze e mercati di Udine

I mercati di Udine: la spesa con la tessera annonaria   Piazza San Giacomo | Mercato Nuovo Piazza del pollame Piazza XX settembre Piazza Venerio Allo scoppio della Grande Guerra una cittadina di quarantacinquemila abitanti, tanti Udine ne contava al tempo, divenne centro nevralgico di deposito e smistamento delle merci e dei beni di sostegno alle necessità belliche. In molti palazzi cittadini furono dislocati uffici militari e comandi e nei sobborghi vennero creati depositi di munizioni e numerosi magazzini della sussistenza. Per le principali arterie viarie udinesi per più di due anni vi fu un continuo passaggio di truppe italiane e di un enorme numero di artiglierie, di camion e di carri di ogni tipo. Dagli iniziali 600.000 fino a quasi due milioni di soldati poco prima della vicenda di Caporetto in Friuli e a Udine vi fu una crescente presenza di fanti, di sottufficiali, di ufficiali subalterni e ufficiali superiori, che per servizio o per i più svariati motivi soggiornavano per lunghi o brevi periodi nel capoluogo friulano o vi transitavano dopo la permanenza in prima linea. Nel giro di qualche settimana dallo scoppio del conflitto, vi giunsero anche mogli e intere famiglie di graduati e congiunti di feriti, commercianti e commessi viaggiatori, tanto che il Comando dell’Esercito dovette intervenire per limitare la presenza dei civili forestieri. "A Udine - scrive Arturo Marpicati nel suo E allora non dimenticateci - sembra di trovarsi nel mezzo di un grandioso mercato: carri, carrette, camions, automobili, ferme o in moto; soldati, ufficiali, generali; negozi gremiti di compratori; nelle piazze, accosto alle chiese, sotto i portici, lungo le belle vie e...

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Piazza Vittorio

Piazza Libertà è la piazza più antica della città di Udine, definita come la più bella piazza in stile veneziano sulla terraferma. Sorge nello spiazzo al di sotto del colle del Castello. Durante i secoli ha più volte cambiato denominazione, era nota nel medioevo come la piazza del Vino che qui si commerciava. Nel 1350 vi si stabilì la casa del consiglio comunale e quindi assunse il nome di piazza del Comune, poi con l’arrivo dei veneziani nel 1500 assunse il nome di uno dei luogotenenti divenendo piazza Contarena. Dopo l’unificazione del Friuli con l’Italia nel 1866 fu intitolata a Vittorio Emanuele II. Ad esso fu dedicato anche un monumento equestre posto nel 1886 sul terrapieno al centro della piazza, dove rimase fino al 1947, anno in cui fu trasferito presso i Giardini Ricasoli. Solo dopo la seconda guerra mondiale la piazza assunse il nome odierno. Nel corso del primo conflitto mondiale rappresentava senza dubbio il luogo di ritrovo d'eccellenza per la popolazione: su piazza Vittorio si affacciavano numerosi empori, istituti bancari, caffè alla moda. Proprio all'angolo con la salita del Castello sorgeva il celebre Caffè Dorta, dai mille cristalli e i divanetti vermigli, dove alti ufficiali elegante e borghesi della Udine benestante si davano appuntamento, per commentare i fatti di guerra, per discutere delle strategie militari e della politica locale e nazionale.   [gallery size="medium" ids="538,539,540,541,542,543,544,545,546,547,548,549,550,551,552,553,554,555,556,557,558,559,560,561" orderby="rand"]  ...

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Giardini Ricasoli

Il Giardino Ricasoli si trova a Udine in piazza Patriarcato, di fronte al palazzo Arcivescovile. Si tratta di un bel giardino pubblico, contornato dalla Roggia di Palma e intitolato al barone Bettino Ricasoli, secondo presidente del Consiglio italiano (1809-1880). Si estende su una superficie di circa 9000 mq, in rilievo rispetto al piano circostante, che secondo alcuni studiosi rappresenta i resti del castelliere che sorgeva dove poi nacque Udine o la terra di riporto dovuta allo scavo della roggia. In questo giardino spiccano il monumento equestre a Vittorio Emanuele II, il busto di Giuseppe Mazzini, una statua dedicata a Atena Minerva, Altri due monumenti sono posti ai margini del Giardino Ricasoli: il busto di Giuseppe Girardini, statista e giurista fratello del poeta Emilio, posto di fronte alla chiesa di S. Antonio Abate, e il monumento a Giuseppe Ellero poeta e drammaturgo. Durante la Prima Guerra mondiale, avendo Cadorna fatto sbarrare militarmente gli accessi al palazzo Belgrado con dei posti di blocco alle estremità di piazza Patriarcato e verso via dei Missionari - viale Ungheria ancora non esisteva - i Giardini Ricasoli erano in qualche modo stati sottratti alla cittadinanza, e destinati all'uso personale del Generale, che indugiava in lunghe passeggiate. [gallery size="medium" ids="526,527,528,529,535" orderby="rand"] ...

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Ospedali militari a Udine

Gli ospedali militari e da campo di Udine   L'insediamento nei palazzi e negli edifici pubblici di Udine di numerosi importanti comandi e servizi militari andò di pari passo con la formazione di un vasto sistema di ospedali di tappa, cioè nella zona di guerra di seconda linea, di contumacia cioè di isolamento e di convalescenza. L'Ospedale delle malattie infettive del Comune di Udine nella borgata Gervasutta dal 1 febbraio 1915 venne ampliato con la costruzione di due altri fabbricati e di un padiglione per l'alto isolamento e ospitò sino al 22 agosto i morbi contagiosi dei civili e dei militari per essere poi trasferito nell'edificio scolastico Dante mentre l'Ospedale Gervasutta assunse le funzioni di Lazzaretto. Nel settembre 1915 la Direzione di Sanità della Seconda Armata dispose l'installazione dei seguenti ospedali: Principale in via Pracchiuso; Contumaciale alla Caserma di Cavalleria verso Beivars; Tomadini in via Tomadini nei locali dell´orfanotrofio; Renati in via Tomadini nei locali dell'Istituto Renati (4); Duodo in via Missionari nel Seminario Arcivescovile; Savorgnan in via Aquileia nella Caserma Savorgnan, Valvason in via Aquileia nella Caserma Valvason, Marco Volpe in via Asilo Marco Volpe, a Paderno nelle scuole comunali, Toppo Wassermann in via Toppo Wassermann nel Collegio Toppo; San Osvaldo in borgata San Osvaldo nel manicomio provinciale. In questo modo,Udine diventa anche una città ospedale per ospitare malati e feriti della guerra. Lo scoppio della guerra trova la Croce Rossa organizzata e preparata e a Udine era già stato indetto un Corso per ottenere il diploma di Infermiera volontaria nel 1914-15 al quale si erano iscritte ben 317 signore udinesi. Il Corso non ha seguito,...

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Udine occupata

Udine occupata dagli austro-tedeschi   Il Comando germanico prese possesso di Udine nelle prime ore del 29 ottobre, dopo che per tutta la giornata e la notte s'era combattuto nella città tra gli Jäger della 26a divisione di von Berrer e gli arditi del I reparto d'assalto. Dopo pochi giorni ai tedeschi si affiancarono gli austriaci, la città fu divisa in due settori la parte nord ai tedeschi, la parte sud agli austro-ungheresi. Fu il periodo più nero dell´occupazione in quanto la requisizione fu irrefrenata e selvaggia, si trattò di un vero e proprio saccheggio, i cittadini depredati e molte donne violentate. Nei primi giorni di novembre i Comandi austro-tedeschi decisero di por fine ai saccheggi e di organizzare una requisizione sistematica dei macchinari delle officine, dei magazzini, della biancheria e degli oggetti di metalli necessari all'industria bellica. I tedeschi s'installarono nel palazzo del Monte di Pietà in via Mercatovecchio, mentre gli austriaci nel palazzo comunale in piazza Contarena. Fu costituito un Comitato Cittadino i cui membri più influenti furono il conte Giuseppe Orgnani Martina, Bindo Chiurlo, Guido Sandri, Monsignor Giovanni Mauro, con il compito di limitare le sopraffazioni dei comandi di von Below e von Batokiche che consideravano le case degli assenti – 31.000 su 35.000 residenti – come res nullius, e quindi totalmente a disposizione dei Comandi degli occupanti. Nel gennaio del 1918 il comando della città fu assunto dal generale Rohn von Verbas e iniziò la requisizione di ogni tipo di metallo e oggetto utile al mantenimento delle truppe. Il teatro Minerva fu distrutto da un incendio e la Loggia del Lionello trasformata in Caffè per...

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Palazzo Belgrado

Residenza del generale Cadorna   Il palazzo sorge nella centrale e fiorita piazza del Patriarcato, che prese questo nome al principio del XVII secolo quando fu qui elevata la sede del Patriarca di Aquileia. Non si conosce con esattezza il periodo in cui avvenne la costruzione dell'edificio che, secondo la cronaca Asquini, fu ristrutturato alla fine del XVII secolo dal conte Antonio Prospero Antonini, la cui famiglia, che si crede proveniente dal Salisburghese, apparve a Tolmezzo nel XIV secolo con Girolamo, detto Thunin (da cui il nome di Antonini). L'agiatezza di questa famiglia, arricchitasi con il commercio, si rese ben visibile a Udine tramite la costruzione di altri lussuosi palazzi quali le attuali sedi della Banca d'Italia, dell'Università e dal CISM. Il Palazzo della Provincia prese il nome di Antonini Belgrado quando il conte Orazio di Belgrado, unitosi in matrimonio con la contessa Margherita Eleonora Costanza Antonini, prese dimora nelle casa della sposa. Dai Belgrado passò poi alla famiglia Tellini e da questa all'Amministrazione Provinciale di Udine che lo acquistò nel 1891. A palazzo Belgrado il generale Cadorna soggiornò per circa due anni. Piazza Patriarcato venne chiusa ai lati da sbarramenti militari cagionando la riprovazione del sindaco Domenico Pecile e della cittadinanza per quella che veniva ritenuta quasi come una eccessiva usurpazione territoriale da parte dell'Esercito italiano. Il generale soleva passeggiare nei frontistanti Giardini Ricasoli attraversandoli per dirigersi al Bar Dorta in piazza Vittorio e consumar una granita alla menta. [gallery size="medium" ids="420,421,422,450" orderby="rand"]...

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Pozzuolo del Friuli

La Battaglia di Pozzuolo   La Battaglia di Pozzuolo si svolse il 30 ottobre 1917, in seguito alla Disfatta di Caporetto. Una brigata di cavalleria, composta dal Quarto Genova e dal Quinto Novara, e la Brigata di Fanteria Bergamo contrastarono l'avanzata austro-ungarica, dando la possibilità alle forze armate italiane e a decine di migliaia di profughi friulani di attraversare il Tagliamento e mettersi in salvo. La situazione in Friuli era terribile: si stavano ritirando 300.000 soldati sbandati e 400.000 civili.  Sulla piazza della cittadina si trova il monumento dedicato alla cavalleria, mentre all'ingresso nord dello stesso vi è quello dedicato alla fanteria. (fonte Wikipedia) La battaglia A Pozzuolo del Friuli, la Grande Guerra cominciò il 30 ottobre 1917. L'aveva annunciata, qualche giorno prima, il flusso dei profughi e dei soldati sbandati, proveniente da Caporetto e dalle zone limitrofe. Cadorna stabilì una linea d'arresto a sud di Udine che passava per Campoformido, Pozzuolo e Mortegliano, a protezione dei ponti sul Tagliamento ed a copertura della ritirata della III Armata del Carso: lo scopo era rallentare l'avanzata degli austro-tedeschi. Dopo alcune scaramucce, alle prime luci del 30 ottobre i due eserciti entrarono in contatto. In mezzo, il paese e la gente di Pozzuolo, quasi al completo: solo pochi erano riusciti a trovare scampo oltre il fiume. La gente di Pozzuolo si trovò la guerra in casa. Il sanguinoso combattimento di Pozzuolo del Friuli si inquadra nei drammatici giorni successivi allo sfondamento del fronte italiano da parte delle truppe austro-tedesche a Caporetto (24 ottobre 1917).  Alla I Divisione di Cavalleria venne affidato il gravoso compito di proteggere il ripiegamento della III Armata, non coinvolta...

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Villa Italia a Torreano di Martignacco

Il Quartier Generale del Re a Villa Linussa di Martignacco Con Salandra e Sonnino, Vittorio Emanuele III ebbe un ruolo decisivo nella stipulazione del Patto di Londra e nell'entrata in guerra dell'Italia nel maggio 1915. Egli scelse di vivere nelle vicinanze del fronte con uno stile di vita molto simile a quello delle truppe. In un primo tempo la sede del re fu Treviso. Vittorio Emanuele III giunse da Roma, in treno, nella giornata del 27 maggio, ma poi il generale Porro lo avvisò che Cadorna aveva intenzione di stabilire il Comando Supremo a Udine, per cui fu scelta la villa dell'avvocato Pietro Linussa a Martignacco dove il Re giunse il 30 maggio. Linussa nel 1878 aveva sposato Costanza Valussi, una delle figlie del noto giornalista risorgimentale friulano Pacifico Valussi. La sua villa è situata a Torreano di Martignacco, vicina a quelle di altre di famiglie importanti di allora: i di Prampero, gli Orgnani e i Cantarutti. Sulla collina a un paio di chilometri dal paese anche il primo governatore della Banca d´Italia, Bonaldo Stringher, aveva costruito da pochi anni la sua villa. La struttura dell'edificio Linussa, che ha un corpo centrale su tre piani, è piuttosto semplice ed è abbellita da un vasto giardino nella parte anteriore, ben curato, con piante anche di alto fusto, di varia specie e numerose aiuole. Così la descrisse Giuseppe Del Bianco ne "La Guerra e il Friuli": la villa compare quasi improvvisamente su di una largura di verde, dopo aver percorso breve tratto di strada inghiaiata, che si diparte dalla carrozzabile Torreano-Ceresetto. Sul versante opposto a questa, verso ponente, cioè contro le colline,...

11-Comando-Supremo

Il Comando Supremo

Nel 1914 nella braida della Porta, dirimpetto al colle nell’attuale piazza I Maggio, ebbe inizio la costruzione dell’edificio destinato a accogliere la popolazione studentesca del Regio Liceo. In realtà nel 1915 da subito ospitò il Comando Supremo italiano. Nel 1917-18 esso fu occupato dalle truppe tedesche e tornò alla sua funzione educativa solo dopo la guerra. Il Comando Supremo Militare Italiano ad Udine Il 24 maggio 1915 il Comando Supremo del Regio Esercito venne costituito da tre organi principali, composti da un certo numero di uffici ciascuno: l'Ufficio del capo di Stato Maggiore dell´Esercito, il Riparto Operazioni e il Quartier generale. L´Ufficio del capo di Stato Maggiore dell´Esercito era formato dall'Ufficio segreteria del capo di Stato Maggiore, dall'Ufficio Ordinamento e Mobilitazione, dall'Ufficio Tecnico e dal Gruppo ufficiali a disposizione. Il Riparto Operazioni era formato dalla Segreteria, dall'Ufficio Informazioni, dall'Ufficio Situazioni di guerra, dall'Ufficio Armate, dall'Ufficio Affari vari, dall'Ufficio servizi aeronautici. Il Quartier generale era formato dal comando dello stesso Quartier generale, dai nuclei per il servizio corrispondenza, postale, medico veterinario, mense, dalla sezione carabinieri e la sezione per il treno d´artiglieria, da due plotoni attendenti ufficiali montati e non montati, dall'Ufficio d'amministrazione, dal laboratorio tipolitografico e dal drappello automobilisti. Erano aggregati al Comando supremo anche il Reparto disciplina e avanzamento, il Comando generale d'artiglieria, il Comando generale del Genio, il Comando superiore dei carabinieri reali, il Segretariato generale affari civili e l'Intendenza generale. L'Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell´Esercito Era il complesso di uffici posti alle dirette dipendenze del capo di Stato Maggiore dell'Esercito, coordinato dal capo della segreteria di quest'ultimo. Dall'ottobre 1915 all'agosto del 1917 il posto fu...

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Piazza Umberto (Primo maggio)

Giardin Grande, piazza d'armi, piazza Umberto, piazza Primo maggio L’amministrazione francese nel 1808 decise la sistemazione della piazza, venne segnata l’ellisse e si piantarono i platani. E vi sistemarono anche la ghigliottina, che venne ripetutamente usata. Nell’Ottocento e fino agli inizi del Novecento qui c'era anche il foro boario, cioè il mercato del bestiame. Il nome della piazza fu sempre Zàrdìn, Zàrdìn Grant, “Giardino” o “Giardino Grande”. Nel 1866 fu chiamata piazza d'armi e nel 1900 fu intitolata, anche se non ufficialmente, a Umberto I in seguito alla sua morte. La data dell'intitolazione odierna fa riferimento all'anno 1945, in cui Udine fu liberata dall'occupazione nazista con l'arrivo in città delle truppe alleate. Via Portanuova Alla fine di via Portanuova, "la contrada dei bordelli", si trova la Concordia: certo riferimento all'origine dei proprietari - Concordia Sagittaria - ma anche descrizione e augurio per un luogo dedicato agli abbracci non solo fraterni. Dinanzi alla trattoria si trovava spesso la ronda militare, per sorvegliare quanto di sospetto vi fosse nel via vai di persone. [gallery size="medium" ids="249" orderby="rand"] Piazza Umberto, oggi piazza Primo maggio Al chiosco dei fratelli Zoratti vi era un'amplificazione sonora: lì ci si radunava per ascoltare i bollettini militari. [gallery size="medium" ids="72,71,70,69,406,519,520" orderby="rand"]...

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Biblioteca Civica Vincenzo Joppi

Biblioteca civica "Vincenzo Joppi" La Biblioteca civica "Vincenzo Joppi" fu istituita a Udine nel 1864, è la principale biblioteca pubblica del Friuli, conta circa 500.000 volumi ospitati nella sede centrale di Palazzo Bartolini e nelle 8 biblioteche circoscrizionali della città. Fu inaugurata nel 1866 ed in seguito intitolata a Vincenzo Joppi che della stessa fu direttore tra il 1878 ed il 1899. La biblioteca ospita la raccolta di scritture pubbliche risalenti al XIII secolo dell'archivio antico del Comune di Udine, le Constitutioni de la Patria del Friouli ovvero il primo libro stampato a Udine nel 1484, il codice miniato Devi Mahatma Puran risalente al XVII secolo. Tra i fondi librari donati alla biblioteca pubblica figurano quello di Ippolito Nievo e di Caterina Percoto. (Wikipedia) [gallery size="medium" ids="242,243,244,245" orderby="rand"] ...

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